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Giovedì all'Opera - Sesto incontro

Data:

29/03/2018


Giovedì all'Opera - Sesto incontro

La serie “Giovedì all’Opera” tornerà in Istituto dal 15 Febbraio al 29 Marzo.

Le lezioni saranno presentate da Deirdre O'Grady, professoressa emerita di Italiano e Studi Comparati a University College Dublin. Le lezioni illustrative si focalizzeranno sull’opera artistica di Puccini, sulle fonti e le influenze che ha avuto, su grandi artisti interpreti di ruoli che li hanno portati al successo, e su famose rappresentazioni teatrali. Le lezioni cominceranno il 15 febbraio e si concluderanno il 29 marzo. Gli incontri saranno di giovedì, si terranno in inglese, inizieranno alle 18:30 e dureranno circa un’ora.

 

29 marzo: La Rondine (Monte Carlo 1817) e Turandot (Milan 1926). L’amore e il denaro, l’amore e la morte

Si può affermare che “La Rondine” debba molto all’esperienza americana di Puccini. Sebbene possa sembrare un’opera altamente moderna sotto diversi aspetti, fu concepita come un’operetta viennese, alla maniera de Der Rosenkavalier di Richard Strausse. La trama racconta di una storia d’amore agrodolce: Magda, la concubina di un ricco banchiere, intraprende una breve avventura con un giovane della campagna. La donna accetterà la realtà della sua situazione e tornerà senza rimpianti a una vita di agi. In tutta l’opera compaiono simboli di benessere, oro e potere finanziario.

Le danze innovative con il “quick step” alternato al valzer e la presenza di un pianoforte sul palcoscenico come accompagnamento alla performance di Magda, “Il bel sogno di Doretta”, conducono questa Operetta verso il mondo dei musical americani. I dublinesi Victor Herbert e Sigmund Romberg furono influenzati dal senso di modernità pucciniano misto a un sottofondo verista? Se Puccini fosse vissuto ancora, invece di morire all’età di sessantasei anni, dove sarebbe arrivato musicalmente parlando? Non lo sapremo mai.

Nella sua ultima opera (incompleta) “Turandot”, Puccini prende spunto da una fiaba persiana riadattata dallo scrittore veneziano Carlo Gozzi, creando la magnificazione di un mito. La trama si svolge su una scala colossale: racconta della principessa cinese Turandot che mette alla prova tutti i suoi aspiranti con tre indovinelli. A coloro che non riescono a rispondere viene mozzata la testa. Le Maschere, eredità della Commedia dell’Arte, prestano il volto a servi e padroni, giocando con l’aspetto fiabesco del testo. L’opera raggiunge altitudini sovraumane alla ricerca della percezione Eterna, Immortale e Infinita di una “super arte”. Nella battaglia di proporzioni d’annunziane fra l’amore e la morte, a trionfare è l’amore, grazie al bacio che Turandot riceve dal Principe Sconosciuto.

Nonostante l’ultima opera di Puccini si fondi nel mito e nelle tragedie italiane del diciottesimo e diciannovesimo secolo, essa rimane il soggetto più moderno del compositore. L’odio e la paura di Turandot verso i suoi aspiranti nascondono un rimando alla teoria della repressione di Sigmund Freud, alla filosofia del “superuomo” di Nietzsche e riflettono, in modo contrario, il trionfo della morte al quale D’Annunzio dedica un romanzo.

La parte finale dell’opera fu completata dall’allievo Franco Alfano dopo la morte di Puccini, seguendo gli appunti lasciati dal grande compositore.

Informazioni

Data: Gio 29 Mar 2018

Orario: Alle 18:30

Ingresso : Libero


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