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Giovedì all'Opera - Quinto incontro

Data:

22/03/2018


Giovedì all'Opera - Quinto incontro

La serie “Giovedì all’Opera” tornerà in Istituto dal 15 Febbraio al 29 Marzo.

Le lezioni saranno presentate da Deirdre O'Grady, professoressa emerita di Italiano e Studi Comparati a University College Dublin. Le lezioni illustrative si focalizzeranno sull’opera artistica di Puccini, sulle fonti e le influenze che ha avuto, su grandi artisti interpreti di ruoli che li hanno portati al successo, e su famose rappresentazioni teatrali. Le lezioni cominceranno il 15 febbraio e si concluderanno il 29 marzo. Gli incontri saranno di giovedì, si terranno in inglese, inizieranno alle 18:30 e dureranno circa un’ora.

 

22 marzo: Madama Butterfly (1904) e La Fanciulla del West (1910). Puccini e l’America: due diverse visioni

Alla soglia del ventesimo secolo Puccini estese i suoi orizzonti sia stilisticamente che geograficamente. Per “Madama Butterfly” e “La fanciulla del west” il compositore trasse ispirazione da due tragedie scritte dal drammaturgo statunitense David Belasco.
“Madama Butterfly” fu la prima opera a raccontare una storia del mondo contemporaneo. Le esposizioni universali del diciannovesimo secolo a Parigi e Londra avevano risvegliato un interesse per il Giappone. Puccini aveva assistito a Milano nel 1902 a una performance di Sada Yacco, geisha giapponese diventata attrice. Dopo di ciò fu pubblicata “La musique japonaise”, una selezione di brani originali giapponesi.
L’influenza di Sada Yacco su Puccini dette vita all’aria d’ingresso in Madama Butterfly “Spira sul mare e sulla terra” e al duetto d’amore alla fine del primo atto. L’opera racconta di una sposa giapponese abbandonata da un insensibile Yankee vagabondo e del dolore che la porta al suicidio ed era originariamente composta da due atti; proprio come “Edgar” fu un fiasco alla prima de La Scala di Milano. Cio Cio San/Butterfly fu interpretata dalla famosa soprano Rosina Storchio. Dopo esser stata modificata dall’americano Pinkerton che tagliò alcune battute razziste e ne modificò la struttura aggiungendo un terzo atto, l’opera trionfò alla fine di quello stesso anno a Brescia e continua ancora oggi a dominare i palchi di tutto il mondo.

Passarono sei anni prima che la successiva opera di Puccini debuttasse al Metropolitan Opera di New York nel 1910. Ad assistervi c’era un pubblico assai diverso: Puccini e Belasco sedevano nelle prime file, Toscanini si trovava nella buca dell’orchestra e i protagonisti erano interpretati da Enrico Caruso ed Emmy Destin. Riadattato dalla tragedia di Belasco “La fanciulla del west dorato”, la partituta porta il mondo dei minatori di Émile Zola e Giovanni Verga verso la famosa corsa all’oro californiana degli anni 1849-50. Racconta la storia di un’onesta ragazza americana dell’ovest che si innamora di un bandito messicano. Lo scopo del bandito della novella di Giovanni Verga “L’amante di Gramigna” diventa una mini-sinfonia di cinque minuti all’interno di una grande opera sinfonica. Si notano armonie e dissonanze mai sentite nei precedenti lavori di Puccini. Dominano i temi invece delle arie. Il Valzer di Minnie potrebbe aver influenzato la famosa “When I grow too old to dream” di Romberg del 1935.
“La Fanciulla del West” rappresenta anche la storia californiana. La doppia personalità Mr. Johnson / Ramerrez mostra il dramma psicologico di un messicano costretto ad accettare le regole statunitensi. La tensione drammatica che si può trovare nella Tosca non concede molto tempo agli applausi in quest’opera americana, così come desiderava Puccini. Il “grande paese” si apre a un’orchestrazione appassionante e ostacoli vocali che richiedono grandi sforzi ai cantanti.

Informazioni

Data: Gio 22 Mar 2018

Orario: Alle 18:30

Ingresso : Libero


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